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Dott.ssa Manuela Aruta, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche

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Il carattere narcisista nella selezione del personale

Cap. 4 Possibilità di utilizzo della Teoria Bioenergetica nella Selezione del Personale

4.10 Il carattere narcisista

Il bambino, diceva Alice Miller (Alice Miller, 2012) si ispira e ama immensamente i propri genitori, li percepisce come fossero Dei. Se i genitori sono persone non risolte, questa posizione del piccolo può rappresentare un’irresistibile opportunità. Assecondare questa tentazione comporta un abuso emotivo del bambino che si attua attraverso l’inversione dei ruoli. In questa dinamica folle, è il genitore che pretende di essere emotivamente compreso e sostenuto dal bambino. In questo modo il genitore genera per il piccolo, egli non può essere in grado di soddisfare la richiesta delirante del genitore. “Il bambino è disponibile, il bambino non ci fugge come un tempo ci era sfuggita nostra madre. Un bambino possiamo educarlo in modo da farlo diventare come piace a noi” (Alice Miller, 2012, pag. 17) Il bambino emotivamente abusato si sforza di adeguarsi in qualche modo e sviluppa qualità empatiche straordinarie. Così inizia il dramma del bambino dotato. Il piccolo sarà costretto a rinunciare alla sua natura di bambino, ai suoi legittimi limiti, alla sua spontaneità, in altre parole, dovrà rinunciare alla sua umanità. Il fanciullo perderà gradualmente la sua autenticità, non sarà più in grado di sentire le sensazioni per quello che sono e viverle con la gioia tipica dell’infanzia, ma sarà costretto a generare la sua seconda natura, quella adattiva. Prenderà forma l’immagine di sé, utile per soddisfare il più possibile ciò che la sua famiglia vuole. Perso sé stesso, il piccolo si sentirà smarrito, sensazioni di vuoto e di vergogna albergheranno il suo spirito. L'immagine di sé prende il posto del sé reale, le sensazioni saranno diverse di quelle che un essere umano normale sente e si farà sempre più spazio il narcisismo patologico. Il piccolo potrà percepirsi unicamente attraverso l'immagine di sé che l'altro gli trasmette. (Alexander Lowen, 2013). Prende forma l’amore oggettuale patologico che si manifesta con: eccessiva invidia, scarsa empatia, inclinazione a idealizzare o svalutare e disprezzare, inoltre, presenza di difese maniacali come il controllo dominante e attrazione verso il trionfo, diffidenza, nei casi più gravi, desiderio di rubare e di sfruttare persone e situazioni. L'autostima è mediata principalmente dalla vergogna che dalla colpa. (Alexander Lowen, 2013) Nella selezione del personale, candidati con queste caratteristiche sono adatti a ricoprire ruoli che offrono immediata gratificazione, anche a prescindere dal risultato. Queste modalità di interazione si sintonizzano, comprendendosi facilmente e in modo collusivo con altre strutture narcisistiche di personalità. Saranno abili venditori di beni di lusso, operatori a diverso livello e titolo nella moda e in tutti gli ambiti dove non è richiesta una reale competenza, ma sensibilità verso le sfumature superficiali dell’esistenza umana. Una persona sana ha attiva la funzione riflessiva, anche se, in parte, condizionata dal mondo esterno. La coscienza autoriflessiva è una stazione dell’evoluzione che permette al genere umano di migliorare la conoscenza di sé per favorire il personale adattamento all'ambiente. La persona sana è in contatto stretto col proprio corpo, che ne costituisce la reale identità, il narcisista ha forti resistenze perché ha difficoltà percettive. È immorale, riguardo i valori umani, l’altruismo che scavalca il piacere del corpo. Il narcisista patologico è costretto a dividere l'immagine di sé dalla propria parte autentica, è adattato a il suo vero sé, creando un'immagine idealizzata, lontana dalla realtà. Il narcisista presenta questa modalità di funzionamento, in linea con l’immagine richiesta dai genitori nel corso del suo sviluppo. Quello che i genitori desiderano di lui si sostituisce alla stessa natura. Nella sua storia personale si sono reiterate esperienze di:

Richieste Impossibili → Umiliazione → Vergogna → Narcisismo → Uccisione del Sé del Bambino (Alexander Lowen, 2013)

Il carattere rigido invece ha sperimentato un altro desiderio dei genitori: Richieste Possibili → Impegno → Gratificazione (Alexander Lowen, 1989) La patologia più grave di narcisismo ha una genesi antica, un periodo compreso dalla nascita al primo anno di vita. La madre si relaziona col bambino come se fosse una parte di sé e non un essere umano diverso da sé. La mancanza di empatia verso il piccolo è presente dai suoi primi momenti di vita, il bambino è idealizzato totalmente, ma non rispettato per la sua autenticità infantile. Se egli non combacia con l’immagine che la madre ha idealizzato (mio figlio è diverso dagli altri, non si lamenta, non frigna, non infastidisce, etc.) nella sua realtà e spontaneità il bambino è percepito dalla mamma come un mostro, guardato con orrore. L’orrore si trasforma nell’immagine che il bambino riceve di sé e della sua autentica natura. La mamma lo vede come un mostro se diverso da ciò che lei desidera, in questo modo il bambino diventa il luogo dove la madre getta le parti più patologiche di sé, comunicando, anche in modo non verbale: se mi deludi non vali nulla, non esisti per me. Diventato adulto, per il narcisista il tema dell'umiliazione e della vergogna è devastante, il suo vero sé è stato distrutto. È un soggetto davvero vulnerabile perché la ferita e precoce, è stato trafitto in un momento in cui per la sua sopravvivenza era completamente dipendente dalla madre. La ferita narcisistica in quel periodo porta al ritiro, nella vita lo accompagnerà l'illusione della grandezza (sono il migliore se riesco), ma non ci prova mai per effetto della scarsa carica energetica. Si sente fragile e agisce la percezione di debolezza criticando il lavoro, le abilità e le azioni degli altri, è abile a trovare difetti su tutto e tutti, ma lui non si sperimenta mai (Alexander Lowen, 2013). Nella selezione del personale, candidati con queste caratteristiche non sono adatti al lavoro di gruppo, possono essere tuttavia impiegati in mansioni che non richiedono interazioni sociali, come tecnici specializzati che lavorano all’interno di laboratori, come riparatori di strumenti elettronici o oggetti. Restauratori, orafi, orologiai e tutte le mansioni dove l’eventuale critica riguarda esclusivamente la propria mansione. Nel caso in cui la madre dimostrasse pietà per un bambino così piccolo e indifeso, la ferita sarà solo rimandata a quando nel piccolo si svilupperanno le prime abilità, come camminare, parlare. È in questo periodo di sviluppo che l'immagine idealizzata della madre si manifesta potentemente, diverrà una madre esigente e prepotente che non accetta alcuna espressione naturale del piccolo. Le richieste si faranno sempre maggiori e impossibili per un bambino di circa due anni: (non devi sporcarti quando mangi, tu sei speciale e non giochi come gli altri bambini, a te piace leggere, non giocare in spiaggia ma prendi il sole davanti e dietro in modo che l’abbronzatura sia perfetta, etc). Allo scopo di essere accettato, il fanciullo dovrà tentare di aderire all’immagine che il genitore ha costruito di lui. Tuttavia, la sua maschera nasconde l'emozione che il narciso non vuole sperimentare lo sguardo di disapprovazione della madre, che lo vede come un mostro. Da questo momento la gratificazione si sostituisce al piacere, il potere alla relazione. Nella vita, anche successivamente, da adulto è adattato a ottenere gratificazione a patto che sia ciò che a suo tempo la madre pretendeva da lui, che fosse: bravo, mite, intelligente, scaltro, etc. Diverrà un campione ad adattarsi alle richieste degli altri. È stato addestrato a creare illusioni sopravvivere alle impossibili richieste dei genitori. Un bambino sfruttato, non visto, schiacciato, non rispettato, sarà un adulto non più in grado di essere semplicemente sé stesso, si sentirà costretto a recitare una parte lontana dal vero sé, allo scopo di sentirsi adeguato a tutte le situazioni della vita. Il narcisista è molto confuso risguardo amore, relazione e legame, il suo problema è nella prestazione ad ogni costo. La patologia sociale del narcisismo oscura i confini ed esalta gli orizzonti, il bisogno di riconoscimento travolge relazioni e umanità. Nel narcisista c’è una divisione tra piacere e gratificazione, anche nella sessualità, deve sentirsi bravo, in assenza di piacere sincero, è costantemente concentrato su quello che il prossimo pensa di lui. Come nella sessualità, anche nelle attività professionali riflette la stessa modalità di funzionamento, non è in grado di svolgere un compito con piacere, è continuamente dipendente della conferma degli altri, si nutre di complimenti. (Alexander Lowen, 2013). Questa posizione lo induce a provare a sperimentarsi particolari lavori anche se non possiede le competenze necessarie, si muove nel mondo solo con la sua immagine idealizzata del come se (Alexander Lowen, 2013). Come se fossi esperto in, come se fossi un leader, come se fossi adatto a ricoprire quel ruolo, etc. Questi elementi sono molto importanti nel valutare candidati nella selezione del personale. Al contrario, nel narcisismo il rispetto dei propri limiti è una vera consapevolezza, anche se è attratto dalla perfezione. Essere in grado di considerare e rispettare i propri limiti gli permette uno scambio affettivo nelle relazioni sociali. In questo modo sarà in grado di comunicare i propri bisogni, fiducioso che l’ambiente, frequentemente, possa soddisfarli. Nella selezione del personale, narcisisti sani costituiscono una vera e propria risorsa. Sufficientemente ambiziosi, ma non eccessivamente. Abbastanza orgogliosi, ma non in modo accecante e compulsivo. Bisognosi di gratificazione, ma non si scompensano se questa non aderisce alle proprie attese. Alla luce di queste riflessioni, possiamo affermare che nel narcisista, maggiore è stato l’adattamento alle folli richieste dei genitori, più grande è la pervasività della patologia, il falso sé è alimentato dalla paura di poter ancora incontrare l’orrore letto negli occhi del genitore quando fu spontaneo. Per sopravvivere si adatta alle richieste, anche se impossibili. Mentre nel carattere orale, nelle forme depressive più gravi, è possibile considerare il suicidio, non è così per il narcisista, lui si è già ucciso a suo tempo rinunciando alla propria autenticità, al contrario, il narcisista potrebbe diventare un assassino (Alexander Lowen, 2013). Si differenzia dallo psicopatico riguardo l’invidia, il narcisista è invidioso, lo psicopatico no. Il narcisista ha una grande paura del rifiuto, potrebbe scompensarlo. Il potere sugli altri gli serve per evitare il rifiuto, mentre il potere per psicopatico è utile per sedurre, manipolare e comandare il prossimo. (Alexander Lowen, 2013). Nella selezione del personale è opportuno considerare questo elemento. L’invidia e il bisogno di sentirsi sempre il numero uno, pongono il narcisista a male adattarsi in contesti competitivi, soprattutto se occupa posizioni direttive. Farà richieste impossibili ai collaboratori creando un clima intriso di negatività e insoddisfazione.

Dott.ssa Manuela Aruta

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