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Dott.ssa Manuela Aruta, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche

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Il carattere orale nella selezione del personale

Cap. 4 Possibilità di utilizzo della Teoria Bioenergetica nella Selezione del Personale

4.6 Il carattere orale

Il termine orale si riferisce al periodo in cui la bocca è il principale organo di relazione con il mondo, in particolare a quelle funzioni che interessano la nutrizione, l’amore, il sostegno e l’eccitazione. La fase orale comprende la fascia di età dai 6 ai 18 mesi. La vita di un neonato è caratterizzata da cicli ritmati di sonno e di veglia, alternati a poppate e a coraggiose escursioni nel mondo, in un graduale processo verso l’indipendenza e alla conquista del movimento autonomo. Il neonato ha pochi strumenti per comunicare con il mondo degli adulti: il pianto, il sorriso, lo sguardo, il movimento. In particolare il pianto diventa il segnale con cui il bambino comunica le sue sensazioni sgradevoli che possono derivare indistintamente dall’insoddisfazione di un suo bisogno, da un dolore corporeo percepito o ancora dall’inadeguatezza delle cure a lui rivolte. È importante a questo punto che l’adulto che si prende cura di lui, nella maggior parte dei casi la madre, sia disponibile ad interpretare e ad accogliere le sue richieste, cercando di sintonizzarsi e allinearsi ai suoi bisogni. Quando ciò non avviene il naturale percorso verso l’autonomia e l’individuazione viene interrotto: si creano le basi per la costruzione di quella che in bioenergetica viene chiamata struttura caratteriale orale. A. Lowen in diversi passaggi dei libri pubblicati, soprattutto nel Narcisismo (Alexander Lowen. 1985), parla di diritti negati al bambino come la base della strutturazione del carattere. Il diritto fondamentale che viene negato al bambino che diventerà un adulto con carattere orale è il diritto al nutrimento, insieme al diritto di essere accolto ed essere assecondato nei propri ritmi, in sintesi il diritto di avere bisogno. E in questo periodo della vita è l’allattamento a soddisfare tutti i bisogni orali del bambino. L’allattamento non è solo nutrimento, ma anche amore, sostegno ed eccitazione. La gioia di questo momento di scambio così intenso tra madre e bambino è evidente nel comportamento degli uccellini di una nidiata quando la madre arriva con il cibo: “Il becco dell’uccellino si spalanca; sembra che si spalanchi addirittura di più della larghezza del sacco del suo corpo. Allo stesso modo un lattante si apre e si protende per ricevere il seno della madre. Non è  solo la bocca che si apre ma anche la gola insieme a tutto il corpo, non solo le labbra e le mani che si protendono ma è tutto l’essere del bambino. Il fatto di aprirsi e di protendersi comincia con un’ondata di eccitazione al centro del corpo che fluisce verso l’alto attraverso il torace e all’infuori attraverso le braccia, la gola, la bocca e gli occhi. Il sentimento che accompagna questo movimento può essere descritto come un protendersi dal profondo del cuore o un aprirsi che si estende ad includere il cuore. Il neonato si apre e si protende con amore e così può prendere nel suo corpo l’amore che gli è offerto” (Alexander Lowen, 1972, pag. 198). Il bambino destinato a strutturare un carattere orale, nel suo protendersi, incontrerà una madre che pur riconoscendo il suo bisogno reagisce a questo in modo ostile, o con troppa ambivalenza o con la depressione. Questo avviene per diverse ragioni: a partire da un’incompetenza emotiva dei genitori che possono non avere alcuna voglia o nessuna capacità di prendersi cura del loro bambino, per finire a ragioni più culturali per cui, per esempio, quasi tutti i bambini trascorrono i loro primi mesi di vita al nido dato che le madri sono costrette a ritornare sul luogo di lavoro pochi mesi dopo il parto. Ma accade anche che i genitori rifiutano di sintonizzarsi sul bisogno del bambino in quanto non lo ritengono un buon modo di educarlo. È ancora più frequente che si tratti di genitori particolarmente sotto stress che, non essendo in grado di gestire il loro senso di impotenza, trattano il figlio in modo rude e reagiscono con molta aggressività. Immaginiamo quindi quanto doloroso per il bambino, incondizionatamente proteso verso la madre, possa essere l’incontro con la sua ostilità. La madre dell’orale risponde al bisogno materiale del figlio, ma trasmette attraverso lo sguardo la sua ostilità. Il contatto oculare è un nutrimento necessario allo sviluppo neuronale nel bambino.  A differenza di ciò che avviene quando la madre, narcisistica o schizoide, è totalmente incapace di sintonizzarsi sui bisogni del bambino, nella situazione specifica dell’ostilità materna c’è il riconoscimento del bisogno del bambino e un rifiuto a soddisfarlo, ciò fa sì che il neonato strutturi anche un sentimento di rabbia. Egli sente che il bisogno è riconosciuto, ma non accettato, né tanto meno assecondato. Questa è una differenza molto sottile tra ciò che avviene nella situazione traumatica che porterà alla costruzione di un carattere orale e ciò che avviene in una situazione in cui si evolverà una struttura caratteriale narcisistica. Il riconoscimento del bisogno da parte della madre, seppur non assecondato, permette al bambino di sentire la continuità del suo esistere, pur crescendo nella consapevolezza di essere stato deprivato. Per comprendere più a fondo la deprivazione a cui il carattere orale è sottoposto è importante guardare all’allattamento non solo come qualcosa di funzionale al nutrimento, ma anche come momento fondamentale alla strutturazione dei confini di un armonico senso di sé. “L’allattamento realizza tutti i bisogni orali del bambino, procurandogli nutrimento, amore, sostegno, ed eccitazione. Soddisfa anche il bisogno fisiologico del bambino di succhiare. Succhiare il seno stimola la respirazione del lattante e provoca movimenti respiratori più profondi. Quando il bambino è nutrito attraverso il biberon seppur tenuto in braccio dalla madre, il bambino è privato del contatto eccitante tra la bocca ed il seno… molti bambini non vengono neanche tenuti in braccio mentre vengono nutriti, il che riduce la durata del contatto corporeo tra madre e figlio. Poiché i bisogni orali non sono stati soddisfatti questi bambini non sono mai pienamente sazi” (Lowen, 1980, p. 138-139). Durante l’allattamento il primo segnale per il bambino che sta avvenendo il nutrimento è il contatto fisico con la superficie corporea della madre: il calore della sua pelle e il ritmo del battito del suo cuore saranno il terreno su cui il senso di sé affonderà le sue radici. In un soggetto con caratteristiche orali il contatto con la madre non è un contatto totalmente accogliente. È per questo che una volta diventato adulto il contatto, primo segnale che qualcuno gli sta dando qualcosa, comporterà da una parte una sensazione piacevole, ma dall’altra un ritiro dovuto al pericolo di ritrovarsi in una situazione di dipendenza. Il conflitto fra contatto e distanza è legato alla paura di perdersi nel contatto con l’altro, perdendo l’indipendenza e la capacità di autonutrirsi, richiamo del trauma ancestrale vissuto nelle braccia materne. (Alexander Lowen. 1980) È importante soffermarsi sull’idea che il sentimento di Sé si costruisce attraverso l'esperienza adulto bambino. Esso si forma principalmente nell'interazione e viene favorito dalla presenza di vari fattori fra i quali il bisogno tipico di ogni essere umano di fare esperienze di accettazione incondizionata, autenticità, congruenza e trasparenza. Accettazione incondizionata significa essere accettati, ascoltati, ospitati chiunque noi siamo, senza che venga esercitato pensiero preconcetto o stereotipia. Accanto all'accettazione e all’amore risulta di fondamentale importanza anche la comprensione empatica, ossia la capacità di mettersi nei panni dell'altro, unico modo per abbassare il tono della conflittualità. Solo così si potrà essere in grado di fare esperienza di accettazione positiva, dirigendo i rapporti interpersonali con l'impegno di capire cosa è bene per l'altro. Il sentirsi amati aumenta la fiducia in sé stessi. Ma se è importante essere amati, altrettanto importante risulta sentire di essere amati. Il sentirsi importanti nella vita degli altri desta in noi atteggiamenti positivi. Ma un bambino che non ha avuto esperienza di amore incondizionato diventerà un adulto che userà l’empatia per nutrirsi. Questo è un tratto tipico del carattere orale: dotato di molta sensibilità nel sintonizzarsi sugli stati d’animo degli altri per ricevere amore, si porrà nuovamente in una situazione in cui darà all’altro senza prendere niente per sé. Questo è la modalità di essere in relazione con il mondo che il neonato deprivato apprende nell’interazione con la madre. (Alexander Lowen, 1980) Un neonato che non viene soddisfatto nei suoi bisogni piange e, qualora la risposta ai suoi bisogni continua ad essere negata, consumerà tutta l’energia a lui disponibile piangendo sempre più forte fintanto che non collasserà. Avendo consumato tutta l’energia disponibile, il lattante si ripromette di non rientrare più, per nessuna ragione, in quel dolore che deriva dal chiedere qualcosa con tutte le proprie forze senza ottenerla. Questa esperienza preverbale, terribilmente dolorosa, porterà in seguito alla costruzione dell’idea: Non chiederò più. Chiedere è pericoloso, mi salverò solo se sarò (falsamente) autonomo. Per questi motivi l’individuo con struttura orale non può godersi quello che l’altro fa per lui, lo stato di bisogno porterà sempre alla mente il dolore della dipendenza. L’ideale dell’Io è l’autosufficienza: l’importante è non chiedere. L’individuo orale tenderà anche a negare fortemente le emozioni che sta vivendo. Non può ammettere a sé stesso il proprio bisogno di dipendenza. La persona con caratteristiche orali è un esperto della richiesta indiretta. Non a caso un sintomo molto diffuso nelle strutture orali è l’ipocondria: la malattia diventa l’unico modo possibile per richiedere il nutrimento. L’orale non può accettare la presenza di qualcuno che lo frustrerà nei suoi bisogni, la sua richiesta sarà indiretta per non ricreare una situazione in cui l’altro possa dire di no. Mentre per il narcisismo la paura fondamentale diventerà l’annientamento, per l’orale sarà il collasso. La rigidità più estrema si ritrova in una struttura narcisistica orale. A differenza dello schizoide più duro e più rigido, congelato, che blocca il respiro per non sentire e per contenere la paura, l’orale si chiude in sé stesso per auto-nutrirsi, per non sentire il vuoto. (Alexander Lowen, 1980) “Un carattere orale si sviluppa quando il desiderio della madre è represso prima che i bisogni orali siano soddisfatti. Ciò crea un conflitto inconscio fra la necessità da una parte e la paura della delusione dall’altra. Successivamente la repressione si fissa per lo strutturarsi di questo conflitto nell’attitudine del corpo. A livello psicologico si può parlare di una paura di riprovare l’agonia della prima sofferenza infantile, dell’ostilità inconscia, del desiderio represso. L’Io ha rinunciato alla richiesta conscia di ulteriori soddisfazioni. Il bambino fa un coraggioso tentativo per funzionare indipendentemente, e in parte ci riesce; ma i bisogni orali insoddisfatti sono ancora attivi a livello inconscio. La repressione del desiderio della madre produce un bambino che è prematuramente indipendente. Come conseguenza, questi bambini tendenzialmente parlano presto e hanno un’intelligenza precoce. Che imparino a camminare presto o con ritardo, non sono mai veramente sicuri sulle loro gambe; il loro senso di equilibrio è scarso “(Lowen, 1985, p. 160). Dalla lotta per l’indipendenza si crea una struttura fortemente dipendente. Il pensiero che tormenta l’orale è che il suo bisogno sia insaziabile, infinito e insanabile; ciò serve a proteggere l’orale 81 dall’assecondare il suo bisogno: egli sa che se cederà al bisogno si perderà. Non gli basta mai è il giudizio del genitore sul bisogno del figlio che viene inscritto nel corpo. Il carattere orale, romantico e melanconico, sarà di conseguenza costellato da sentimenti di abbandono e disperazione. (Alexander Lowen, 1980)

Dott.ssa Manuela Aruta

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