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il concetto di famiglia

La famiglia, primaria agenzia di socializzazione, rappresenta un fondamentale elemento costruito sulla relazione tra individui. La ricerca scientifica sulla famiglia impone allo studioso un compito molto impegnativo:

  1. Individuare le attività e le caratteristiche che attribuiamo ad un determinato gruppo di individui che, abitando nello stesso spazio, sono definiti “famiglia”;
  2. indicare le regole che condizionano l’inclusione o l'esclusione di un soggetto;
  3. tracciare un insieme di regole che regolano i rapporti tra i partecipanti alla famiglia.

Se consideriamo come principio generale della "famiglia" la "convivenza" dei suoi membri, è necessario chiarire i criteri che presiedono sia la delimitazione dei confini della convivenza familiare, sia la definizione delle tipologie di rapporti esistenti tra i vari componenti (rapporti familiari).
Un elemento importante è la delimitazione dello spazio fisico e relazionale della convivenza familiare. Nel 1913 Bronislaw Malinowski affermava che esiste un bisogno universale di cura dei nuovi nati: si considera il carattere universale della famiglia assieme all'individuazione di alcune sue caratteristiche fondamentali. In questa prospettiva, la famiglia rappresenta l'istituzione delegata alla cura e all'allevamento dei piccoli: è quindi definita da precisi confini di spazio e di relazione. I suoi membri sono legati da profondi vincoli affettivi. Lo studioso ebbe una notevole influenza sulle generazioni successive, tanto che il suo stile di osservare la natura dei costumi dei vari popoli (etnografia) divenne un modello e Malinowski fu a lungo considerato l'antropologo per eccellenza.

Secondo tale impostazione, esistono alcune funzioni della famiglia che si presentano come
naturali. In quanto tali, le loro forme sarebbero confrontabili nel tempo e nello spazio proprio grazie alla loro costanza.
Infatti, riproduzione, cura, educazione, regolamentazione dei cicli di vita rappresentano funzioni di base che, a loro volta, richiedono una comunità dei beni economici, nonché la divisione del lavoro tra i due sessi.
Si tratta di una prospettiva di tipo funzionalista che presenta un limite fondamentale: la rigida consequenzialità tra dato empirico e istituzioni sociali cui sarebbero demandate determinate funzioni.
La ricerca etnografica (informazioni su diversi popoli) ha dimostrato recentemente che vi sono culture che organizzano e distribuiscono diversamente le funzioni da noi considerate unite nella famiglia.
È il caso delle società matrilineari basate sulla presenza di un fratello che rappresenta l'effettivo padre dei figli della sorella a livello sociale, mentre naturalmente non lo è dei propri figli naturali.
La struttura familiare non si riferisce né al numero dei membri, né alle attività predominanti, ma al vincolo che lega i membri nella convivenza: affinità, consanguineità, matrimonio, discendenza.

In tal senso, la struttura della famiglia è definita attraverso il modo in cui le persone che ne fanno parte si collocano lungo gli assi dei rapporti di sesso e dei rapporti di generazione.

Da questo assunto, è stata elaborata una tipologia di strutture familiari molto utile per orientarsi nei numerosi dati a disposizione.
Possiamo così distinguere quattro categorie fondamentali di strutture di convivenza familiare, a loro volta articolate in sottotipi:

1. i gruppi domestici “senza struttura”
2. i gruppi domestici “semplici”
3. i gruppi domestici “estesi”
4. i gruppi domestici “multipli”

Non è comunque da trascurare la distinzione avanzata da alcuni studiosi tra struttura e relazioni familiari in riferimento alla famiglia intesa come convivenza:

La struttura designa le regole secondo cui una convivenza si forma e trasforma, e la sua composizione ed ampiezza. Le relazioni designano i rapporti di autorità e di affetto esistenti all’interno del gruppo di persone che vivono assieme.

Struttura e relazioni sono termini che si incrociano in vario modo: ad esempio, una struttura di tipo nucleare coniugale sarà caratterizzata da rapporti tra i sessi (o tra le generazioni) che possono essere sia di tipo democratico-egualitario, sia di tipo autoritario e asimmetrico.
Le trasformazioni della struttura non comportano automaticamente trasformazioni delle relazioni: una famiglia multipla può divenire nucleare, ma i rapporti tra i sessi e le generazioni possono rimanere autoritari.

I modelli di assegnazione dell'autorità e i rapporti di potere che servono alla definizione della struttura familiare, o che ne derivano, sono estremamente complessi.

Ad esempio, le famiglie a ceppo riguardano sempre un vincolo tra una coppia anziana, un figlio maschio e una nuora, e quindi implicano precisi rapporti e statuti di sesso. Infatti, le figlie che si sposano non possono rimanere in famiglia, né ereditare la terra o le attività commerciali. Infatti, una famiglia a ceppo ha sempre bisogno:

  • di individui che non si sposano,
  • di famiglie non a ceppo formate dai figli che se ne sono andati

Relativamente ai rapporti di sesso, un altro caso interessante è quello delle famiglie multiple. Esse riguardano sempre una discendenza e un legame per via maschile, in cui le donne sono presenti come nuore e mogli.
La definizione dei rapporti di generazione nell'ambito familiare investe in pieno la struttura della distribuzione dell'autorità e del potere: su questa base possiamo anche distinguere una particolare tipologia familiare da un'altra.

Ad esempio, la famiglia multipla di tipo discendente si riferisce a una diversa attribuzione dell'autorità, che spetta alla coppia anziana piuttosto che a quella più giovane, lungo l'asse generazionale, e non solo al vincolo di consanguineità generazionale.
In pratica, ciò significa che uno stesso gruppo di persone può anche costituire due strutture familiari diverse nel corso del tempo:

STRUTTURA A CEPPO DISCENDENTE E STRUTTURA A CEPPO ASCENDENTE
Vediamo quindi che – oggi come per il passato – nascite, morti, matrimoni, producono un continuo mutamento nel tipo di vincoli che collegano le persone in una famiglia, e la crescita come l'invecchiamento modificano sia le competenze sia l'attribuzione dell'autorità e del potere.

Lo stesso criterio che abbiamo inizialmente indicato come fattore di individuazione della "
famiglia"
, e cioè la convivenza familiare, non sempre appare perfettamente rispondente allo scopo.

L’estendersi delle ricerche ha mostrato come il limite dell’abitazione non coincide sempre e necessariamente con il confine della divisione del lavoro, dell’accesso al cibo, dei rapporti sessuali.

Il numero crescente delle famiglie unipersonali rappresenta un altro interrogativo di non facile soluzione: si tratta spesso di individui che vivono da soli ma che, magari, pranzano regolarmente presso la famiglia dei genitori, (o di un/a figlio/figlia), e ricevono stabilmente un supporto nelle incombenze della vita quotidiana.

In tal caso, possiamo davvero dire che si tratta di aggregati domestici autonomi?

Il vivere o il non vivere insieme è, allora, un confine non superficiale: ma il grado della sua rilevanza, per esempio rispetto alla parentela, deve essere integrato anche dalla relazione con altri fattori.

La struttura della famiglia italiana ha attraversato le seguenti fasi:

1. La stabilizzazione, seguita dopo il 1660, al cessare della forte mortalità conseguente alle carestie ed alle epidemie.

2. La fine del rilievo spettante alle famiglie incomplete, sempre in seguito al cessare della mortalità dovuta alle carestie e alle epidemie.

3. L’omogeneizzazione tendenziale del modello di complessità che in precedenza distingueva le famiglie dei vari ceti urbani.

Attraverso una carrellata nel tempo si può osservare che le famiglie erano esposte ad una notevole casualità, dominate come erano dall'imprevedibilità degli eventi ambientali e contestuali.
Elevata mortalità, mobilità geografica ed emigrazione, molteplicità di matrimoni, erano tutti fattori di fragilità e di instabilità dei rapporti familiari.

L’aumento e la diversificazione delle risorse disponibili alle famiglie e agli individui, accompagnata dalla diminuzione della mortalità, ha consentito la convivenza più lunga e stabile tra i componenti della famiglia, così come ha favorito una progressiva omogeneizzazione delle strutture familiari non più alterate e turbate dall’incidenza della morte, dalle costrizioni della migrazione e dalla rigidità delle forme di accesso alla proprietà.

I recenti fenomeni di instabilità, come separazioni e divorzi, andrebbero quindi letti e ridimensionati nella prospettiva di una lunga storia che sembra tendere alla stabilizzazione.

I tratti che individuano una famiglia (la convivenza e la comunanza del bilancio) divengono coincidenti in modo lineare nel modello di famiglia contemporanea, privi delle complicazioni inerenti agli scambi economici, tipici invece della famiglia tradizionale quale unità produttiva organizzata sulla struttura parentale e sul rapporto con la comunità circostante.

CONVIVENZA e COMUNANZA DI BILANCIO
L’ISTAT ha proposto quattro categorie di struttura familiare:

  • Unipersonali
  • Coppie senza figli
  • Coppie o singoli con figli
  • Estese

La categoria “Estese” comprende sia le famiglie estese, sia le famiglie multiple. Il metodo seguito è quello basato sulla presenza del capofamiglia, mentre tutti gli altri componenti vengono definiti in rapporto a questo componente. Certamente questo metodo rende difficile sia l’individuazione di eventuali altri nuclei coniugali oltre a quello principale, sia il numero delle generazioni conviventi.

La definizione dell'unità di convivenza familiare è affidata dall'ISTAT alla definizione anagrafica contenuta nell'art. 7 del
DPR n°895 del 23 ottobre 1971.
Secondo questa definizione i caratteri distintivi della famiglia sono:

1. La relazione di parentela, affinità, affettività che colelga più persone;
2. La coabitazione, cioè la convivenza di tutti i membri in uno stesso spazio e quindi nello stesso Comune;
3. La condivisione del bilancio (entrate e spese per i bisogni primari della famiglia, quali il cibo e i servizi dell’abitazione).
La definizione è molto ampia e onnicomprensiva, ma rivela la sua natura amministrativa.
Questa metodologia di classificazione di tipo "amministrativo" finisce per avere esiti negativi: infatti, ad esempio, una coppia che convive senza matrimonio da molti anni risulterebbe alla stregua di due famiglie unipersonali, ovvero di una famiglia unipersonale cui si aggiunge una famiglia monogenitoriale qualora vi siano i figli. Il criterio fondamentale di individuazione censuaria di una famiglia in altri paesi non si basa sulla convivenza "
legale"
, quanto invece sulla co-residenzialità e condivisione di fatto di risorse. Si tratta infatti di una definizione che regola anche l'accesso dei singoli ai diritti politici (iscrizione nelle liste elettorali) e il godimento di alcuni diritti sociali (fruizione del sistema sanitario).

La stessa coabitazione viene letta solo in termini di residenza legale comune. È perciò obbligo dei Comuni la revisione dell'anagrafe e delle liste elettorali dopo ogni censimento.
Naturalmente le definizioni ufficiali del concetto di famiglia variano nel tempo e il criterio di individuazione dell'unità familiare varia anche a seconda del tipo di indagine: censimento, indagini periodiche campionarie sui consumi, sulle forze di lavoro, indagini speciali sulle famiglie.

Tutto ciò denuncia di fatto la difficoltà che si incontra a tracciare in modo netto i confini della famiglia, definendone i criteri di base di natura spaziale, relazionale, di scambio e di condivisione di risorse.

Ad esempio in Danimarca il concetto di famiglia è limitato al nucleo coniugale con gli eventuali figli conviventi non sposati, assumendo il criterio strettamente legale; in area tedesca prevale il criterio della condivisione di risorse fino a sostenere che un individuo possa far parte di più unità familiari, nella misura in cui condivide con esse qualche risorsa economica, indipendentemente dal criterio della co-residenzialità.
In Italia il figlio convivente non sposato viene considerato dal punto di vista anagrafico come facente parte del nucleo familiare d'origine a prescindere dalla sua età, mentre in altri paesi i figli di 25 anni e più ne sono invece esclusi.

FORME E CARATTERI DELLA STRUTTURA FAMILIARE
Un excursus storico ci mostra l'estrema diversificazione delle forme e delle caratteristiche della costruzione sociale della famiglia, a seconda del variare di differenti fattori interagenti.
Divario città/campagna, differenze di ceto sociale, diversi rapporti di proprietà, modalità di accesso ai mestieri e alle professioni, tutti fattori che determinano, nel loro vario intrecciarsi, le configurazioni differenziate della famiglia nel tempo e nello spazio.

Per molto tempo ha prevalso il paradigma causativo, relativo alla teoria psicoanalitica ortodossa, che vedeva la madre come onnipotente artefice della felicità o infelicità del proprio bambino. Gradualmente esso è scomparso a favore di un paradigma di interazione che ha consentito il progressivo evidenziarsi di uno spazio terzo, autonomo e non puramente causato/causante tra i due poli rappresentati dall'individuo e l'ambiente (Scabini,1997).
Si inizia a parlare di famiglia come di unità di parti interagenti che si influenzano reciprocamente
L’esperienza umana è determinata dall’interazione con l’ambiente: l’uomo non è isolato, ma piuttosto è una persona che agisce e reagisce nei gruppi sociali. Il paradossale dualismo della percezione umana della realtà è spiegato da Ortega y Gasset in una metafora: "Robert Edwin Peary racconta che, nel suo viaggio al polo, una volta, per un giorno intero viaggiò verso nord, facendo correre vivacemente i suoi cani da slitta. La sera controllò le sue bussole per determinare la latitudine, ma con sua grande sorpresa si accorse di essere molto più a sud del mattino precedente. Per tutta la giornata aveva viaggiato faticosamente verso il nord camminando sulla superficie di un enorme iceberg trascinato a sud da una corrente oceanica". Salvador Minuchin, Famiglie e terapia della famiglia (1977), Astrolabio, Roma.

Secondo la prospettiva sistemico relazionale, la famiglia:

  1. È una unità di persone interagenti.
  2. È soggetta nel tempo ad evolvere e trasformarsi.
  3. Ha possibilità di crescita attraverso il superamento di crisi e conflitti

L'insieme di questi elementi permette di considerarla come un agente attivo, capace di influenzare i suoi membri e di accogliere/modificarsi a seguito di loro azioni e cambiamenti.
Il processo di comprensione dell'individuo e delle sue tappe di sviluppo viene così inserito in uno schema di osservazione trigenerazionale che permette di "vedere" i comportamenti attuali da una persona come metafore relazionali (Andolfi), cioè come segnali indiretti di bisogni e coinvolgimenti emotivi che trovano lo spazio e il tempo di manifestarsi concretamente nelle relazioni presenti all'interno del contesto familiare.
Sul versante psicoterapeutico, tale orientamento non si concentra sull'esplorazione dell'intrapsichico e sul cambiamento del singolo, perché un individuo sano che ritorna in un contesto patologico tenderà a riadattarsi alle sue regole e alla sua struttura. Al contrario, cambiare il funzionamento del sistema e la sua organizzazione avrà anche degli effetti sul singolo individuo. Partendo da questi presupposti teorici approfondiremo il concetto di famiglia intesa come unità interattiva, dinamica, avente una propria storia; ne analizzeremo inoltre la struttura e il funzionamento.

La psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari osserva il sistema famiglia attraverso la teoria generale dei sistemi. La teoria generale dei sistemi è una prospettiva interdisciplinare nata negli anni quaranta con intenti antiriduzionisti e antisettorialisti; considera la complessità degli organismi viventi mettendone in luce i rapporti significativi tra le parti e le funzioni (o sottosistemi), e tra gli organismi stessi e i loro contesti ambientali (o sovrasistemi).
La teoria generale dei sistemi, concepita da Von Bertalanffy intorno agli anni Trenta e divulgata intorno agli anni quaranta, diffusasi in psicologia grazie al lavoro di Bateson (1972), permise di affrontare la generale esigenza di comprendere il comportamento dell'individuo nel più ampio contesto delle relazioni in cui vive.

Gregory Bateson [1904-1980]
Antropologo, Sociologo, Cibernetico è stato uno dei più importanti studiosi dell’organizzazione sociale del secolo scorso. Opponendosi strenuamente a quegli scienziati che cercavano di "ridurre" ogni cosa alla pura realtà osservabile, si fece carico di reintrodurre il concetto di "Mente" all’interno di equazioni scientifiche, scrivendo due famosi libri (Verso un’ecologia della mente e Mente e Natura). Dal suo punto di vista, la mente è la parte costituente della "realtà materiale": di conseguenza, non ha senso cercare di scindere la mente dalla realtà. Prima di divenire un esponente della contro cultura degli anni '60, negli anni '20 e '30 si occupò di antropologia a Bali e aiutò a fondare la scienza cibernetica, facendo un’infinità di altre cose. Molti pensatori lo inquadrano nel movimento anti-psichiatria per aver fornito un modello e una nuova epistemologia per sviluppare una rinnovata comprensione della follia umana, nonché per la scoperta della teoria del doppio legame. Con i colleghi Warren McCulloch, Gordon Pask, Ross Ashby, Heinz Foerster, Norbert Wiener e altri, contribuì ad elaborare la scienza cibernetica. Fu l’ispiratore di parecchi modelli e approcci nel campo della psicoterapia, tra i quali quello della MRI interactional school di Weakland, di Jackson, Watzlavick e moltre altre scuole di terapia familiare (tra cui la scuola di Milano di Palazzoli) e influenzò direttamente terapisti come Brad Keeney, Tom Andersen, Lynn Hoffmann e molti altri.

La terapia sistemica ha una visione della famiglia come sistema interattivo. La famiglia intesa come sistema interattivo, cambia naturalmente l'approccio degli psicoterapeuti; nasce così la Terapia Familiare in ottica sistemica. Vediamo in sintesi la storia della sua genesi ed evoluzione. La Terapia Familiare è nata negli Stati Uniti alla fine degli anni quaranta da ricerche parallele di psicoanalisti come Ackerman, Boszormeny-Nagy, Bowen, Whitaker e ricercatori e clinici di formazione sistemica come Bateson, Watzlawick, Jackson, Haley ed altri. Da Bateson nel 1951 viene la proposta di usare la comunicazione come un nuovo modello scientifico che prende le distanze dal pensiero psichiatrico tradizionale. Da queste ricerche concentrate sui disturbi psicotici nasce un impegno decisivo allo spostamento dell'attenzione del ricercatore e dell'operatore dall'individuo alle sue relazioni significative e al contesto in cui vive. Le categorie concettuali e il linguaggio usati sono mutuati dalla teoria dei sistemi aperti e dallo strutturalismo, l'autore di riferimento oltre oceano è Salvador Minuchin. La concezione della famiglia come sistema attivo, e non solo reattivo, aggiunge una complessità che rende il comportamento familiare meno prevedibile anche per lo stesso terapeuta che non è più un osservatore "non partecipe", ma parte attiva ed integrante del sistema e quindi coinvolto nello stesso processo trasformativo. È con la seconda cibernetica che vengono specificati questi concetti e l'osservatore è definito come parte integrante e inscindibile del sistema osservato. Alla fine degli anni ottanta l'influenza di Whitaker è molto forte. La necessità di considerare la famiglia e non l'individuo isolato nasce dal riconoscimento che ogni persona è il frammento di un gruppo familiare, che, a sua volta, costituisce per il soggetto l'ambiente esterno ed interno e la guida al suo orientamento nei confronti della realtà.

Secondo Gregory Bateson, in base a tale teoria, la famiglia arriva ad essere definita come un sistema interattivo, in virtù del continuo flusso di informazioni da e verso l'esterno. In particolar modo, come ricorda Froma Walsh (1982), la famiglia può essere intesa come un sistema aperto che funziona in relazione al suo contesto socioculturale e si evolve durante il suo ciclo di vita.
I principi che si applicano ad ogni altro sistema interattivo e in quanto tale essa possiede caratteristiche peculiari:

  • Totalità
  • Causalità circolare
  • Equifinalità
  • Comunicazione
  • Regole familiari
  • Omeostasi
  • Morfogenesi

TOTALITA’
Ogni parte del sistema, e quindi ogni membro della famiglia, è in rapporto tale con altre parti/membri che lo costituiscono che qualunque cambiamento in una parte provoca un cambiamento in tutte le parti/membri e in tutto il sistema famiglia. Il corollario della totalità, ovvero la non sommatività, chiarisce che la famiglia rappresenta un sistema interpersonale con caratteristiche proprie non ricavabili dalla somma dei suoi componenti.
Esistono delle caratteristiche che sono proprie del sistema, cioè dei modelli interattivi che trascendono la qualità dei membri individuali.

CAUSALITÀ CIRCOLARE
Ogni parte di un sistema è in rapporto tale con le altre parti che qualsiasi suo cambiamento causa un cambiamento nelle altre parti e ne è a sua volta influenzato.  In tali dinamiche circolari, ogni azione è anche una reazione, all'insegna di una complessità di influenze reciproche. La causalità quindi è concepita come circolare e non lineare.
Le azioni comunicative dei familiari esercitano un'influenza "diffusa", non univoca e non unidirezionale.

EQUIFINALITÀ
I risultati non sono determinati tanto dalle condizioni iniziali quanto dall'organizzazione del sistema con le sue strutture interattive e le sue modalità di risposta allo stress. Da condizioni iniziali simili due famiglie possono evolvere verso stati finali molto diversi, e, viceversa, famiglie con funzionamenti simili possono aver avuto condizioni iniziali molto diverse tra loro. Così, di fronte ad una crisi, un lutto o un divorzio, per esempio, una famiglia può dimostrarsi incapace di superarla, mentre un'altra può raccogliere le proprie forze per farvi fronte.
Non è il lutto in sé che causa problemi, ma il funzionamento familiare.

COMUNICAZIONE
Le unità familiari stabilizzano il processo di definizione delle relazioni attraverso accordi reciproci e regole familiari. È la comunicazione a veicolare questi aspetti della relazione.
In ogni transazione, la definizione della relazione deve essere chiara, pena l'insorgere di conseguenze patologiche.

Gli aspetti della comunicazione Infatti, ogni comunicazione ha due aspetti: una di contenuto (notizia), che concerne informazioni su eventi, opinioni o sentimenti, e una di "relazione" (comando), che riguarda il modo in cui l'informazione deve essere interpretata dal ricevente e che definisce la natura della relazione (Ruesch e Bateson, 1951).

REGOLE FAMILIARI
sono implicite o tacite (e quindi condivise); ü organizzano l'interazione familiare e agiscono in modo da garantire stabilità del sistema e identità familiare; ü influenzano le aspettative circa i ruoli, le azioni e i loro risultati; ü stabiliscono il grado di leicità dei comportamenti; ü agiscono come norme all'interno della famiglia e costituiscono i criteri rispetto ai quali vengono valutati i comportamenti. In base al principio di "ridondanza", una famiglia tende a interagire in sequenze ripetitive, cosicché i comportamenti familiari sono governati da una gamma relativamente limitata di regole definite e prevedibili. OMEOSTASI E CAMBIAMENTO Il gruppo famiglia oltre alla capacità di adattarsi ai continui movimenti trasformativi deve poter conservare una propria “stabilità", per cui nel corso degli anni deve poter soddisfare due esigenze apparentemente contrapposte tra loro: ü trasformarsi in relazione ai diversi bisogni evolutivi dei singoli componenti; ü conservare il senso della propria identità e continuità nel tempo. La famiglia può essere considerata come un sistema aperto caratterizzato dalla tendenza a: Omeostasi: meccanismi stabilizzatori attraverso catene di feedback ricorsivi che tendono a riportare i comportamenti entro una fascia contenuta di oscillazioni e ad evitare cambiamenti percepiti come destabilizzanti e allo stesso tempo a conservare la propria identità (Scabini, 1998). L'omeostasi - Le norme sono controllate e rinforzate da meccanismi omeostatici: ciò fa sì che il sistema interattivo si mantenga in uno stato stabile e stazionario. Tutti i familiari contribuiscono all'equilibrio omeostatico attraverso una catena di feedback reciprocamente rinforzantisi, come negli stili di interazione complementare o simmetrica. Una deviazione troppo ampia dalle norme familiari può essere contrastata dai processi di feedback negativo in modo da ridurre la tensione e ristabilire l'omeostasi. La morfogenesi - Una famiglia deve anche essere flessibile per potersi adattare ai cambiamenti interni ed esterni. Essa deve riorganizzarsi internamente per rispondere alle necessità dello sviluppo individuale e dell'intera famiglia durante il corso del ciclo di vita. La famiglia possiede quindi la capacità di produrre cambiamenti organizzativi stabili e profondi. La morfogenesi, in altre parole, è la capacità della famiglia di attuare cambiamenti di secondo ordine (che riguardano il sistema organizzativo e le regole di base), e non solo mutamenti sporadici e contingenti, dovuti a pressioni esterne. Per esempio, nel momento in cui i figli diventano adolescenti è necessario un cambiamento di regole, poiché i compiti e i bisogni di tutti i familiari in quella fase della vita si modificano. I momenti di crisi, quali per esempio perdite significative o gravi mutamenti sociali, provocano difficoltà e tensioni nella famiglia, esigendo delle modificazioni adattive necessarie per la continuità del sistema familiare e la salute dei suoi membri. (McGoldrick e Carter, 1982). Morfogenesi: movimenti di ristrutturazione stabili e profondi che la famiglia mette in atto per adeguare la propria organizzazione ai cambiamenti che incontra nel suo sviluppo. Il termine organizzazione sottolinea l’aspetto di articolazione dell’unità familiare. PSICODINAMICA DELLO SVILUPPO E DELLE RELAZIONI FAMILIARI FAMIGLIA E CAMBIAMENTO Limitarsi a definire la famiglia come un'unità interattiva sicuramente non basta. Essa è unità dinamica, perché soggetta a cambiamenti continui, che possono manifestarsi a diversi livelli strettamente interdipendenti (Fruggeri 1997):

  • individuale;
  • interpersonale;
  • gruppale;
  • sociale

INDIVIDUALE
Ciascun membro della famiglia evolve, cresce e si trasforma nel tempo, per cui ogni famiglia deve confrontarsi e assecondare le trasformazioni relative allo sviluppo emotivo, cognitivo e fisico dei suoi diversi componenti (in Malagoli, Lavadera; 2002).

INTERPERSONALE
Così come gli individui si trasformano nel tempo, allo stesso modo le relazioni esistenti tra i diversi membri della famiglia evolvono, portando significative modificazioni all'interno della famiglia stessa (in Malagoli, Lavadera; 2002).

GRUPPALE
In una famiglia intervengono cambiamenti importanti anche in seguito a trasformazioni della sua composizione che si hanno con l'entrata di un membro nella famiglia per nascita o adozione di un figlio, con l'accoglimento di un genitore anziano rimasto solo o con l'uscita dal nucleo familiare di uno dei suoi membri per matrimonio, per separazione coniugale, per morte o altro evento... (in Malagoli, Lavadera; 2002).

SOCIALE
La struttura relazionale della famiglia cambia anche in seguito alle trasformazioni che avvengono nel contesto sociale e culturale di cui fa parte (valori culturali, regime politico, valori religiosi, identità etnica e soprattutto eventi sociali o ambientali che includono cambiamenti nella struttura sociale: guerre, benessere economico, disoccupazione e altro ancora) (in Malagoli, Lavadera; 2002).

In che cosa consiste il cambiamento in una famiglia? Quali sono i meccanismi sottesi a tali cambiamenti?

I due orientamenti teorici che vanno sotto il nome di Family Stress and Coping Theory (la teoria dello stress familiare e il suo superamento) e il Family Developmental Orientation (l'Approccio dello Sviluppo familiare) cercano di dare una risposta a questi interrogativi. L'approccio dello Sviluppo (Carter, McGoldrick, 1980) La famiglia attraversa una successione di fasi distinte tra loro che scandiscono il suo percorso definendo il suo ciclo di vita. La trasformazione del sistema di relazioni, da una fase all'altra, è necessaria garantire l'entrata, l'uscita e lo sviluppo dei membri della famiglia. Ogni fase è caratterizzata da specifici compiti di sviluppo, che comportano una ristrutturazione dei rapporti a livello di coppia, delle relazioni genitori-figli e di quelle con la famiglia d'origine, la cui soluzione consente il passaggio allo stadio successivo. Secondo questo approccio, il ciclo di vita familiare può essere suddiviso in cinque stadi:

  1. la nuova coppia;
  2. la famiglia con bambini; la famiglia con adolescenti;
  3. la famiglia come trampolino di lancio;
  4. la famiglia lunga del giovane adulto. Vista la tendenza dei giovani dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia, Spagna, Italia, Francia) a lasciare casa intorno ai trent'anni, si è inserita una nuova fase del ciclo vitale: la famiglia lunga del giovane adulto. Essa è caratterizzata da una "decelerazione" del lancio del giovane in società e del cammino della famiglia. In altre parole, il salto si è trasformato in una transizione prolungata;
  5. la famiglia con anziani.

Ogni membro della famiglia, della generazione più giovane, di mezzo o più anziana, ha il proprio compito evolutivo. Il compito evolutivo è inteso come insieme di obiettivi finalizzati alla realizzazione di ciascun membro in un determinato periodo di vita della famiglia. Il portare a termine con successo tale compito dipende e a propria volta influenza quello degli altri membri. In ogni fase almeno tre o quattro diverse generazioni si trovano a dover cambiare simultaneamente e ad adattarsi alle transizioni del ciclo di vita, attraverso confronti con aspettative e bisogni diversi tra loro. Esempio. Mentre una generazione si sta avvicinando alla vecchiaia, la seguente è impegnata con lo stadio del "nido vuoto", la terza con la formazione della vita di coppia e la quarta con il processo di crescita. Inoltre, la malattia o la morte nella generazione dei nonni ha in genere effetti profondi sia sui nipoti sia sulla generazione che sta affrontando la crisi dell'età di mezzo e sui rapporti tra i membri di questa generazione e i figli. Un modello riduttivo e in un certo senso normativo, che non spiega la complessa realtà delle relazioni familiari e la variabilità che caratterizza la struttura sociodemografica delle famiglie. Scarsa attenzione riservata al processo di cambiamento che si verifica nel passaggio da uno stadio all'altro del ciclo di vita della famiglia. Il postulato implicito è che ogni evento critico (nascita, scelta del partner, nascita di un figlio, morte...) faccia passare automaticamente la famiglia da uno stadio precedente a quello successivo. Di conseguenza, poco spazio è lasciato alla considerazione delle possibili difficoltà inerenti alla transizione da una fase all'altra e dei processi psicologici, individuali e collettivi, che vengono attivati per costruire ed elaborare i significati dei cambiamenti richiesti. Le stesse fasi possono succedersi in maniera diversa rispetto a quanto previsto dal modello per il diffondersi di nuove tipologie di famiglia. Una diversa successione delle fasi. Ad esempio, le famiglie ricostituite in cui la formazione della coppia non precede, ma segue l'assunzione di un ruolo genitoriale. Implica un concetto di normalità troppo rigido. Per una definizione della normalità. Non è normale la famiglia che attraversa tutti gli stadi previsti, ma è normale una famiglia funzionale che garantisce l'integrazione, la stabilità e la crescita dell'unità familiare e che si sa adattare e superare le difficoltà che la vita le pone.

La teoria del FAMILY STRESS e i suoi modelli
Lo sviluppo è concepito come scandito da eventi critici che innescano processi trasformativi necessari al passaggio da una fase all'altra del ciclo di vita. L'attenzione è rivolta allo studio dei processi di funzionamento familiare e all'analisi delle strategie di adattamento per far fronte a tali eventi.

Il Modello ABCX (Hill) (teoria family stress)
Ogni famiglia attraversa, nel corso del tempo, cicli ripetuti caratterizzati da fasi di funzionamento (functioning) e di adattamento (adaptation) intervallate da momenti di crisi familiari. Per una definizione della crisi familiare Il termine "crisi" non assume, in questo contesto, una connotazione negativa, ma un'accezione che rimanda alla stessa origine etimologica del termine e cioè alle perturbazioni e al cambiamento. Ciascun evento critico assume una funzione positiva (nonostante le difficoltà e i rischi che può comportare), perché attiva processi evolutivi che introducono modalità più adeguate di funzionamento della famiglia.
La fase di funzionamento è un periodo della vita familiare relativamente stabile e prevedibile, durante il quale la famiglia riesce a resistere e a far fronte alle richieste provenienti dal proprio interno o dal mondo sociale, utilizzando in maniera proficua le capacità di cui dispone.

una data crisi (A) è il risultato dell'interazione tra i seguenti fattori:

  • un evento stressante (fattore A) e le conseguenti difficoltà;
  • la maggiore o minore capacità della famiglia di trovare risorse (fattore B);
  • la definizione che la famiglia dà all'evento A e della sua gravità (fattore C).

Il momento successivo all'impatto con l'evento stressante ha il suo fulcro nella reazione riadattiva della famiglia. Esso comprende, sempre secondo Hill, tre fasi:

  • un periodo di disorganizzazione;
  • un periodo attivo di ricerca;
  • il raggiungimento di un nuovo livello di organizzazione

Burr (1973): la capacità riadattiva di una famiglia è influenzata da due ulteriori fattori:

vulnerabilità allo stress: diminuzione, assenza o paralisi delle risorse; è direttamente influenzata dalla definizione che la famiglia dà della gravità della situazione (fattore C).

potere rigenerativo: livello di capacità del sistema familiare di ristabilirsi dalla disgregazione risultante da un evento stressante.

GLI EVENTI CRITICI
Normativi: si intendono quegli eventi che la maggior parte degli individui e delle famiglie incontra nel corso del proprio ciclo di vita e che sono in un certo senso attesi: matrimoni e nascite
Paranormativi: si intendono quegli eventi che, anche se frequenti, non sono del tutto prevedibili: crisi economiche, perdita del lavoro, divorzi, malattie, morti premature.

Gli eventi paranormativi. Si definiscono paranormativi, proprio perché inattesi: questi mettono la famiglia di fronte a difficoltà maggiori rispetto agli eventi normativi di cui culturalmente si possiede lo schema operativo su come affrontarli (Malagoli, 2002). Spesso richiedono la capacità di attingere a tutte le risorse di cui la famiglia dispone e necessitano anni di continui riassestamenti per essere superati. Non sempre le famiglie riescono a farvi fronte, per cui in alcuni casi devono ricorrere ad aiuti esterni; in altri casi, manifestano un qualche disagio, in altri ancora vanno incontro a disgregazione. Contemporaneità di più eventi critici Uno dei casi più frequenti a proposito riguarda il fenomeno della "doppia separazione": una coppia coniugale si separa quando il figlio è nella fase adolescenziale. Ci si trova a dover affrontare così una doppia separazione, vale a dire la separazione tra i coniugi e la separazione genitori/figlio (Malagoli Togliatti, Ardone, 1996). Alcune volte le famiglie devono confrontarsi con più di un evento critico contemporaneamente, per cui sono messe a dura prova le capacità riorganizzative del sistema che deve far fronte nello stesso tempo a più esigenze anche in contrasto tra loro. Le risorse familiari Un elemento che contribuisce a determinare il modo in cui la famiglia affronta una fase di transizione e i relativi compiti di sviluppo sono le risorse di cui essa dispone e che riesce ad attivare. La centralità delle risorse. Vediamo un esempio di come sia centrale la capacità di trovare e utilizzare risorse: quando nasce il primo figlio la coppia deve fare spazio sul piano affettivo e relazionale al nuovo nato. I coniugi devono rinegoziare le relazioni tra di loro e con le rispettive famiglie d'origine. La famiglia da una diade diventa una triade e si arricchisce in complessità: al ruolo coniugale si aggiunge quello genitoriale. Compito della coppia sarà anche quello di tenere separati i due ruoli, in modo tale che non si influenzino tra loro in maniera disfunzionale. Come abbiamo visto, l'evento critico assume un certo peso anche in base alla definizione che gli viene data, definizione che dipende dalle aspettative e dalle attese individuali, familiari e sociali che lo anticipano. Quindi la capacità della coppia di rinegoziare le proprie modalità relazionali in funzione della nascita di un figlio è strettamente legata alle aspettative, alla conoscenza reale dei problemi e delle difficoltà che può comportare la crescita di un bambino, alla capacità di condividere impegno e responsabilità. I significati che una famiglia attribuisce a un particolare evento critico sono inoltre correlati alle regole implicite ed esplicite del proprio contesto socioculturale di appartenenza: ad esempio, fino ad alcuni anni fa avere un figlio fuori dal matrimonio era un atto stigmatizzato a cui erano connesse notevoli problematiche. Ma anche le aspettative e le regole tramandate attraverso le generazioni circa i reciproci ruoli familiari, ovvero i miti condivisi e sostenuti da tutti i componenti della famiglia (che vuol dire essere madre o padre nella propria famiglia d'appartenenza?), possono creare dei vincoli cui ci si deve adeguare.

LE RISORSE:
PERSONALI. Per risorse personali si intendono: caratteristiche di personalità, stato di salute, istruzione, disponibilità economica.
FAMILIARI: Per risorse familiari si intende lo stile di funzionamento e in particolare il modo in cui la famiglia gestisce e integra i bisogni di unità e stabilità con quelli di crescita, trasformazione e autonomia.
SOCIALI: Le risorse sociali sono quelle di cui la famiglia fruisce all’interno dell’ambiente sociale in cui vive.
LE RETI FORMALI: Le reti formali riguardano i servizi presenti in un determinato ambiente sociale (scuole, servizi sociosanitari, del tempo libero).
LE RETI INFORMALI: Per reti informali si intendono le relazioni con amici, parenti, vicini, colleghi di lavoro; tali reti possono fornire aiuti sia di tipo economico/assistenziale sia emotivo/solidaristico.

L'evoluzione della famiglia è quindi legata alle modalità con cui affronta lo squilibrio prodotto da ciascun evento critico. Il buon assolvimento del compito di sviluppo è indice del buon funzionamento della famiglia nel suo complesso. La capacità della famiglia di cambiare e di adattarsi alle situazioni, mettendo in gioco modelli interattivi nuovi, distingue una famiglia “normale” da una “patologica”.

 

Dott. Cosimo Aruta
Psicologo, Psicoterapeuta, Mediatore Familiare
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Lombardia con il n° 12147

 

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P. Iva 11664040158 Dott. Cosimo Aruta, psicologo, psicoterapeuta, analista bioenergetico CBT, supervisore, mediatore familiare. Studio M.F. Via San Vincenzo 3 20123 Milano - cell. 347 2593935. Zona Corso Genova, Porta Genova, Piazza Cantore, Darsena, Navigli, XXIV Maggio, De Amicis, Sant'Ambrogio, Papiniano, Solari, Olona, Coni Zugna, Cesare Correnti, Piazza Vetra, Via Torino, Duomo, San Babila, Corso Vittorio Emanuele, Via Larga, Piazza Santo Stefano. Zona Piazza Sant'ambrogio, Via Edmondo De Amicis, Via Carducci, Via San Vittore, Piazza Cadorna, Castello Sforzesco, Via Dante, Foro Buonaparte, Brera, Via Olona, Viale Papiniano, Via Coni Zugna, Piazza Aquileja, Via Foppa, Via Solari, Piazza Napoli, Via Washington, Via Buonarroti, Piazza Piemonte, Corso Vercelli, Piazza Baracca, Corso di Porta Vercellina, Via Washington, Via Lorenteggio, Via Boccaccio, Piazza Conciliazione, Corso Genova, Porta Genova, Via Cristoforo Colombo, Via Vigevano, Viale Gorizia, Darsena, Piazza XXIV Maggio, Corso di Porta Ticinese, Porta Ludovica, Colonne di San Lorenzo, Via Meda, Navigli, Alzaia Naviglio Grande, Alzaia Naviglio Pavese, Piazza Carrobbio, Via Torino, Piazza Duomo, Via Orefici, Corso Magenta, Via Boccaccio, Via Vincenzo Monti, Via Meravigli, Piazza Cordusio, Piazza Missori, Corso Italia, Corso di Porta Romana, Via Molino Delle Armi, Via Santa Sofia, Viale Gabriele D'Annunzio, Via San Damiano, Corso di Porta Vittoria, Tribunale, Piazza V Giornate, Corso XXII Marzo, Viale Beatrice D'Este, Corso Venezia, Corso Monforte, Via Senato, Piazza Cavour, Via Fatebenefratelli, Piazza Meda, Viale Bligny, Via Bocconi, Viale Beatrice D'Este, Viale Sabotino. Fermata metropolitana vicina/Fermate metropolitane vicine. Linea Rossa: Inganni, Gambara, De Angeli, Wagner, Pagano, Conciliazione, Cadorna, Cairoli, Cordusio, Duomo, San Babila, Porta Venezia. Linea Verde: Romolo, Porta Genova, Sant'Agostino, Sant'ambrogio, Cadorna, Lanza, Moscova. Linea Gialla: Porta Romana, Crocetta, Missori, Duomo, Montenapoleone, Turati, Repubblica. Linea Blu: Washington Bolivar, Foppa, Lorenteggio, Via San Michele Del Carso, Sant'ambrogio, De Amicis, Vetra, Santa Sofia, Sforza Policlinico, San Babila, Tricolore, Corso Buenos Aires, Piazzale Loreto. Studio di psicologia, psicoterapia, psicoterapia di coppia, consulenza di coppia. Psicologo a domicilio.
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